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Inchieste
a cura di Marco Residori

Quando la crisi si fa dura


2008-12-15
C'è chi la crisi la fa e c'è chi la crisi la subisce. Se, però, chi la crisi la subisce deve anche esserne il motore di risoluzione, allora le cose non hanno più uno svolgimento molto logico. E' così leggibile, infatti, l' inno alla ripresa dei consumi promosso, a voce unanime, dal coro dei premier dei maggiori Paesi ad economia capitalista, dopo il tonfo dell' economia del libero mercato. Infatti, in queste ultime settimane la pressione sui consumatori s'è alzata notevolmente perché più alto s'è fatto il pericolo chiamato deflazione. Questa parte da una riduzione dei prezzi che trova origine in una contrazione dei consumi e porta ad una diminuzione degli utili delle imprese; da qui si passa poi ad un taglio del costo del lavoro, dove come prima voce si trova il licenziamento dei lavoratori, che porta, a sua volta, ad un aumento della disoccupazione e quindi a due conseguenze: una diretta e una indiretta. La prima è un' ulteriore contrazione dei consumi, la seconda è un' aumento dell' offerta di lavoro, ossia un aumento di persone disposte a lavorare, e quindi ad una riduzione del salario e così ad una diminuzione dei consumi.  

Le varabili economiche che possono far ripartire un' economia in crisi sono due: i consumi (ma come abbiamo visto questo non è, per ora, possibile) e gli investimenti.
Questi ultimi per essere erogati necessitano di adeguate garanzie, ossia patrimoni che possano assicurare chi, nel caso di insolvenza, dovrà su questi rifarsi. Ciò non può, in una fase di deflazione, avvenire perché la contrazione dei prezzi non assicura utili alle imprese abbastanza idonei, secondo le banche, affinché possano essere concessi dei prestiti. Si avrà così una contrazione del credito che porta ad una contrazione degli investimenti che non permette aumenti di produttività, non consentendo conseguenti aumenti salariali e impedendo così una ripresa dei consumi.
I continui richiami a dare più soldi, rispettivamente, a famiglie ed imprese sembrano, dopo un' analisi un po' più approfondita, semplici spot, slogan per calmare la rabbia e la sofferenza di chi gli effetti della crisi se li trova ogni giorno al risveglio.

Una seconda analisi ci aiuta a capire perché, tralasciando in questa sede la variabile già affrontata degli investimenti, i consumi, allo stato di cose attuale, non possono ripartire. Ci viene, qui, in soccorso una recente statistica Istat sul mercato del lavoro, dalla quale emerge che questo si connota per tre caratteristiche precise: doppio, nero e mal pagato. E' questa, infatti l' immagine che riassume l' intero lavoro di indagine dove si registra un mercato sommerso con 4,5 milioni di occupati, in cui le ore lavorate aumentano dal 5,6 al 6,9% del monte ore complessivo, e dove a causa di una diminuzione degli stipendi d' ingresso medi, scesi in dieci anni da 1.200 a 1.100, si è avuto un crescente incremento di chi svolge un secondo lavoro (più di 5 milioni) che, in casi fortunatamente ancora isolati, diventa triplo.
Difficile quindi se non si rivedono i parametri di retribuzione minimi adeguandoli ad un sempre crescente aumento del costo della vita, rivalutando qualsiasi tipo di lavoratore e di attività lavorativa, capire come potranno avere la possibilità di ripartire i consumi, visto che è da qui che dipende anche la variabile degli investimenti  e quindi dell' intera ripresa del ciclo economico.