Sei in: Homepage >La "monnezza" della politica
Articolo istituzionale
a cura di Marco Residori

La "monnezza" della politica


2008-12-03
Tutto ciò che la televisione mostra esiste, tutto ciò che la televisione non mostra non esiste. Ecco perché, in Parlamento, siede ancora l'onorevole Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia, leader campano del Pdl, di cui i telegiornali non parlano, ma di cui i pentiti, del clan dei casalesi, fanno un gran "cantare". Le confessioni partono nel lontano 1996, ed ad opera di ben 5 pentiti, arrivano ai giorni nostri, con un verbale del 28 agosto 2008. In ordine si susseguono Dario De Simone, Domenico Frascogna, Carmine Schiavone, Michele Froncillo e Gaetano Vassallo. Le persone cambiano ma gli affari sono sempre quelli: favori politici in cambio di favori economici.
A De Simone, ormai recluso ma mentre si svolgevano gli accordi latitante, Cosentino offriva, in cambio di un buon elettorato che lo portasse negli uffici comunali, un maggior addolcimento della Procura di Napoli nel caso in cui, appunto, avesse vinto Forza Italia. Metteva, inoltre, il clan in guardia dall'operato degli onorevoli Diana e Natale, vicini all' onorevole Violante, in quanto "facevano pressioni affinché vi fosse un intervento costante nella zona da parte delle forze dell' ordine".

I legami tra il politico campano e il clan sono, poi, nel caso ci fossero dubbi sulla collusione, ben evidenziati dall' interrogatorio, del gennaio '98, in cui Domenico Frascogna sostiene che qualora "Sandokan"(Francesco Schiavone), uno dei capi clan dei casalesi, volesse far aver notizie si affidava a Natale, (avvocato arrestato per essere stato prestanome dei casalesi), che svolgeva il compito congiunto ad un politico originario e abitante a Casal di Principe, Cosentino appunto. Frascogna sostiene siano avvenuti due incontri, tra la fine del '95 e l' inizio del '96. Uno dei due avvenne, dice il pentito, "nella mia pizzeria di Casapesenna e consegnarono una lettera di "Sandokan" a Raffaele Diana e Zagaria Vincenzo(due capi clan)".
Arriviamo, poi, all' udienza del processo Saprtacus del 10 gennaio 2000, in cui Carmine Schiavone evidenzia l'appoggio dato dal clan al candidato Cosentino. Il pentito dice "per votare la giunta secondo le nostre direttive tutti i consiglieri comunali vennero chiamati uno a uno da Mario Iovine e da mio cugino Sandokan...e loro dovevano comportarsi bene perché rischiavano di non tornare a casa". Cosentino, ovviamente, entrò a far parte dell'amministrazione.
Le due confessioni più recenti sono entrambe targate 2008. Il primo a parlare è Michele Froncillo che, nell'interrogatorio del febbraio 2008, evidenzia i contatti tra i boss latitanti (Letizia, esponente collegato a Schiavone) e i politici, tra cui rientra, ovviamente anche Cosentino. "I contatti - dice il pentito -  erano finalizzati a vincere le gare di importanti opere pubbliche".

Ultima confessione è quelle che esce dal verbale, dell' agosto 2008, di Gaetano Vassallo. Tema centrale è la gestione del business rifiuti. Cosentino, già coinvolto nell' affare con l' azienda di famiglia, controllava, secondo quanto confessa Vassallo, la società Eco4, gestita dai fratelli Orsi, alla quale era imposta una tangente. Il verbale recita "Presenziai personalmente(Vassallo) alla consegna di 50 mila euro da parte di Sergio Orsi a Cosentino".
Soddisfatto chiudo questo articolo. Orgoglioso dell' aver compiuto il mio dovere di cittadino di tenere informata la piccola porzione di opinione pubblica che leggerà questo articolo. Cosa che, televisioni con conflitto d' interessi e con ampio bacino d' utenza, si sono, volutamente, rifiutate di fare.