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Inchieste
a cura di Marco Residori

Responsabilità zero


La gerarchia verticale che presenta la nostra società e che, in modo più circoscritto, presentano, al loro interno, le aziende, qualunque siano le loro ragioni sociali e qualunque siano le loro attività economiche, dà vita ad una corrispondente piramide: le responsabilità. Se, infatti, ai piani più bassi della piramide sta chi ricopre ruoli meno "determinanti" con conseguenti, ovvie, responsabilità ridotte, man mano che si compie l' ascesa, i ruoli cominciano a fare proprie decisioni importanti che, a loro volta, comportano responsabilità "pesanti". Continuando il ragionamento logico si affermerà che a responsabilità importanti corrisponderanno, nel caso venissero disattese, danni notevoli per collettività allargate e che, quindi, al compimento di danni rilevanti corrisponderanno sanzioni, altrettanto, rilevanti.
Questo fino a quando non si ha, alle spalle, qualcuno che interrompe questo meccanismo logico, salvando chi si è macchiato, dopo il lungo processo sopra illustrato, di danni recanti svantaggi ad un' ampia collettività. In Italia questo "qualcuno" è lo Stato. Questo, infatti, ha attuato, negli ultimi undici anni, programmi bipartisan miranti la tutela delle classi dirigenti che hanno visto i loro reati, inerenti la materia economica, sparire o ridursi miracolosamente.
Si parte nel ‘97 quando, destra e sinistra, depenalizzano il reato di abuso d' ufficio non patrimoniale, legalizzando, di fatto, lottizzazioni, favoritismi, concorsi truccati. Seguono a questo, nel '99, il tentativo di depenalizzare il finanziamento illecito ai partiti, evitato solo grazie al "no" di Di Pietro e di alcuni grandi giornali, e, nel 2000, la depenalizzazione dell' uso di fatture false con relative frodi fiscali. Si giunge, infine, al 2002, quando un capolavoro totalmente berlusconiano cancellò, di fatto, il falso in bilancio e dimezzò la prescrizione per i reati di Tangentopoli. Senza contare, poi, gli insistenti tentativi, di destra e sinistra, fortunatamente ancora mai riusciti, di dimezzare le pene per la bancarotta.
In un momento di crisi come quello attuale, sia economica che di Paese, c'è da che rimanere allibiti, allora, quando si vede uno dei bancarottieri di Lehman Brothers andare, davanti al Congresso, a farsi, metaforicamente parlando, sbeffeggiare, in ugual modo da democratici e repubblicani, per la crisi provocata al sistema. Qui, in Italia, tutt' al più gli avrebbero, fisicamente parlando, dato due pacche sulla spalle ed avrebbero, così come è consuetudine fare, proposto un legge che lo avrebbe, vergognosamente, salvato. Siamo fatti così. La compagnia assicurativa "Politica s.r.l." offre coperture, per responsabilità disattese, tanto più alte quanto più alto è il ruolo ricoperto dall' individuo nella gerarchia sociale.