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Inchieste
a cura di Marco Residori

Evasione: tassa all'italiana


Fare cassa. Di questi tempi una priorità per le risorse pubbliche di uno Stato sempre più a corto di moneta. Il metodo più utilizzato è, ovviamente, l' imposizione di tasse. Si conosce, però, la goliardia del popolo italiano e la sua poca disponibilità a rispettare le regole senza che si ponga un controllo. Nascono, così, le commissioni tributarie, competenti in materia di controversie sulla riscossione di tributi. Esse si inseriscono all' interno del contesto della giustizia tributaria, amministrata in primo grado dalle commissioni provinciali ed in secondo da quelle regionali. Ultima istanza, in caso di vizio di legittimità, è la Cassazione. Queste agiscono, contro gli enti impositori (Ministero dell' Economia, Regioni, Province, Comuni), ogni qualvolta i cittadini decidono di presentare un ricorso. Sono composte, solo in minoranza, da magistrati, per la restante parte da docenti universitari, commercialisti, avvocati e ragionieri.

I criteri di selezione, infatti, non sono definiti da un concorso; può, cioè, diventare giudice tributario chiunque dia la propria disponibilità e non abbia riportato condanne per delitti non colposi e reati tributari. Ciò significa decorso dei tempi oltre le scadenze, poiché la professione viene esercitata come secondaria, e quindi impossibilità, per lo Stato, della riscossione dei tributi ad esso spettanti. Un caso per tutti. Vitaliano Brasini, giudice a Forlì, riesce nell' eroica impresa di partecipare a 18 udienze in circa dieci anni. Le conseguenze sono facilmente traibili.
Per garantire moralità e terzietà ed evitare casi di incompatibilità sono state, inoltre, poste serrate regole: non si può essere parlamentari, consiglieri regionali, provinciali, comunali e dipendenti dell'amministrazione finanziaria o membri della Guardia di Finanza. E', inoltre, vietato l' accesso  a coloro che esercitano consulenza tributaria, assistenza e rappresentanza dei contribuenti nei rapporti con l' amministrazione finanziaria o nei processi tributari. Ed ancora, a coniugi o parenti fino al secondo grado di coloro che sono iscritti negli albi professionali nella sede della commissione o che esercitano la professione dinanzi alla stessa.

Tutte queste regole dovrebbero far pensare a nessun sgarro e ad ancor meno problemi. La realtà è, però, contrariamente, sintetizzabile da un solo dato: nel 57% dei casi Fisco e Finanza vengono sconfitti in primo e secondo grado. Tradotto 57 volte su cento lo Stato perde ciò che gli spetterebbe. Il motivo è chiaro: collisione dei giudici tributari con gli interessi in causa a spese, come sempre, dell' Erario. Una sineddoche per riassumere il trend.  Nel gennaio 2005, Antonio Arizia, presidente della commissione di Messina, emette sentenza favorevole nei confronti della "Loma srl" della quale diventerà, nel gennaio 2006, procuratore generale.
A tutto ciò si aggiunge il preoccupante dato che indica in sei su dieci il numero di multe cancellate e di tributi incassati dopo anni dalla sentenza.
E', ormai, chiaro il messaggio del governo agli evasori "Tranquilli, continuate pure. Noi siamo con voi".