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Inchieste
a cura di Marco Residori

Approaffittiamone!!

2008-10-06
Il popolarissimo "Home sweet home" potrebbe, ai giorni nostri, essere sostituito da un più comico e meno orecchiabile "Casa salata casa". Ovviamente non facendo riferimento a questioni culinarie ma a questioni economiche. E' questo ciò che risulta dai dati che attestano i prezzi degli affitti lungo tutta la penisola. Partendo da Roma, città più cara (500 euro), si passa poi a Milano e Firenze (400 euro), per spostarci infine verso mete più economiche. Dai 350 euro di Bologna ai 300 di Modena e Parma, Torino e Genova, sino, scendendo sempre di più, ai 250 euro di Padova e ai 220-200 di Udine e Trieste. Ovviamente per stanza singola. Ovviamente quasi tutto in nero.
Addentrandosi nel problema si scopre il perché di tali cifre astronomiche. La ragione è da trovarsi nella legge 431/98. Questa sostituisce la precedente legge 392/78, la quale prevedeva l'equo canone, ossia una determinazione dell' affitto che non poteva superare il 3,85% del valore dell' immobile calcolato tenuto conto del tipo di immobile (signorile, civile, economico), della sua ubicazione e dello stato di conservazione. Il legislatore aveva, giustamente, considerato come primario il bisogno di un' abitazione e lo aveva, così, messo al riparo dalle leggi di mercato. Questo, però, si è prepotentemente ripreso il business degli affitti grazie alla legge sopra citata che stabilisce la libertà di contrattazione del canone, ponendo come unico vincolo la durata quadriennale del contratto, con rinnovo per altri quattro anni salvo che il locatore non abbia personale necessità dell' immobile o voglia ristrutturarlo o venderlo.
Il mercato, si sa, agisce tramite la semplice legge della domanda e dell' offerta. Ciò significa più locatori rispetto a perone disposte ad affittare, affitti più bassi, più persone disposte ad affittare rispetto a locatori, affitti più alti. Questa la dinamica. Ora i dati.

La Lombardia, secondo i dati del Ministero dell' Istruzione 2007, è la regione con più studenti fuori sede (94.000) ma anche con un numero di posti letto, per chi viene da fuori, molto inferiore (circa 10 mila). Stessa cosa succede nelle altri tre grandi regioni. Abbiamo il Lazio con 75 mila studenti fuori sede e soli 4.200 posti letto, l' Emilia Romagna con circa 80 mila fuori sede e 6000 posti letto ed, infine, il Veneto con circa 59 mila fuori sede e soli 5300 posti letto incoming. Tradotto tutto questo significa, tecnicamente parlando, eccesso di domanda. Ad un eccesso di domanda corrisponde, sempre, un aumento dei prezzi poiché è maggiore la quantità di persone rispetto ai beni disponibili.
Il mancato controllo da parte degli addetti fa il resto. E' così libero di proliferare il nero imponendo i propri prezzi.