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Inchieste
a cura di Marco Residori

L'alitalico valore


Questo sembra essere, in tema di trasporti, il pensiero e l' interesse principale della cordata di sedici imprenditori, riuniti nella Cai, pronti a salvare Alitalia. Questo è anche quanto emerge dalle dichiarazioni di alcuni di loro. Aponte, patron di Msc, si premura a ricordare che entrerà nella cordata per evitare che Alitalia "vada a finire nelle mani degli stranieri". Ribadisce il concetto Maccagnini, industriale torinese, dicendosi disposto ad investire "qualche decina di milioni pur di evitare che Alitalia finisca vittima di offerte estere". Peccato che, il primo, abbia preso residenza e moglie in Svizzera, preferendola alla natia Sorrento, e abbia fatto controllare le sue aziende italiane da finanziarie off-shore. Ed, il secondo, abbia, l'anno scorso, venduto l' azienda di famiglia, all' inglese Chemring, investendo in questa parte del ricavato. Cosa muove, allora, l'interesse dei patriottici imprenditori, se la scusa dell' italico valore non regge più?

Appalti statali, permessi ambientali, concessioni pubbliche. Si parte dal gruppo Ligresti che, insieme alla famiglia Benetton e all' imprenditore piemontese Marcellino Gavio, tutti facenti parte del gruppo Impregilo, mira agli appalti, nuovamente messi in cantiere, del Ponte sullo Stretto e che già, come acconto per la buona azione, ha ricevuto due commesse da 600 milioni l' una: la superstrada Vicenza-Treviso ed il primo tratto di autostrada Malpensa-Bergamo. Si passa, poi, ai Benetton, padroni delle autostrade italiane, che, dopo un tiro mancino dell' ex Ministro Di Pietro, hanno vista approvata una specifica legge che blinda, in misura non inferiore al 70%, l' aumento dei pedaggi autostradali, finora soggetti a una lunga trafila di autorizzazioni.

Il business marittimo si offre, invece, al già citato Aponte. Avrà, infatti, la possibilità, grazie all' investimento fatto in Alitalia, di allargare la sua presenza nei porti italiani, da Genova a Napoli, sottoposti alla vigilanza dell' Autority di Stato, e di incrementare il traffico merci via mare dirottando, grazie a possibili incentivi governativi, il traffico autostradale. Nel business del mattone si gettano, oltre al sempre vigile Ligresti, Tronchetti Provera che, grazie al piccolo investimento fatto, si mette davanti a tutti, con la controllata Pirelli Real Estate, sia per le partecipazioni nei progetti Expo che per una futura vendita del patrimonio immobiliare dello Stato, e Francesco Bellavista Caltagirone, proprietario di innumerevoli aree, in attesa del nulla osta per valorizzarle. Outsider, rispetto ai grandi nomi, è Emilio Riva, ottantenne re dell' acciaio, che si è imbattuto, nelle ultime settimane, nelle decisioni della Regione Puglia che, valutate troppo elevate le emissioni di diossina dell' Ilva di Taranto, ha deliberato che "se non ci saranno investimenti per ridurle non darà il suo benestare nell' ambito della procedura di autorizzazione ambientale in corso. La Regione, però, non è vincolante. L'ultima parola spetta al governo che, tramite il ministro dell' Ambiente Prestigiacomo, si è premurato, una volta ricevuto il parere favorevole dell' investimento nella Cai di Riva, di inviare una lettera agli uffici regionali nella quale contestava la correttezza delle misurazioni degli inquinanti e, di fatto, risolveva la questione a favore dell' Ilva.
Questi sono solo alcuni degli inquietanti retroscena della cordata Alitalia che, grazie all' intermediazione di Intesa San Paolo e, soprattutto, alla regia di Silvio Berlusconi, ha potuto prendere corpo. Come si dice in questi casi, gli allievi hanno superato il Maestro!!