

Questo sembra essere, in tema di trasporti, il pensiero e l' interesse
principale della cordata di sedici imprenditori, riuniti nella Cai,
pronti a salvare Alitalia. Questo è anche quanto emerge dalle
dichiarazioni di alcuni di loro. Aponte, patron di Msc, si premura a
ricordare che entrerà nella cordata per evitare che Alitalia "vada a
finire nelle mani degli stranieri". Ribadisce il concetto Maccagnini,
industriale torinese, dicendosi disposto ad investire "qualche decina
di milioni pur di evitare che Alitalia finisca vittima di offerte
estere". Peccato che, il primo, abbia preso residenza e moglie in
Svizzera, preferendola alla natia Sorrento, e abbia fatto controllare
le sue aziende italiane da finanziarie off-shore. Ed, il secondo,
abbia, l'anno scorso, venduto l' azienda di famiglia, all' inglese
Chemring, investendo in questa parte del ricavato. Cosa muove, allora,
l'interesse dei patriottici imprenditori, se la scusa dell' italico
valore non regge più?
Appalti statali, permessi ambientali, concessioni pubbliche. Si parte
dal gruppo Ligresti che, insieme alla famiglia Benetton e all'
imprenditore piemontese Marcellino Gavio, tutti facenti parte del
gruppo Impregilo, mira agli appalti, nuovamente messi in cantiere, del
Ponte sullo Stretto e che già, come acconto per la buona azione, ha
ricevuto due commesse da 600 milioni l' una: la superstrada
Vicenza-Treviso ed il primo tratto di autostrada Malpensa-Bergamo. Si
passa, poi, ai Benetton, padroni delle autostrade italiane, che, dopo
un tiro mancino dell' ex Ministro Di Pietro, hanno vista approvata una
specifica legge che blinda, in misura non inferiore al 70%, l' aumento
dei pedaggi autostradali, finora soggetti a una lunga trafila di
autorizzazioni.
Il business marittimo si offre, invece, al già citato Aponte. Avrà,
infatti, la possibilità, grazie all' investimento fatto in Alitalia, di
allargare la sua presenza nei porti italiani, da Genova a Napoli,
sottoposti alla vigilanza dell' Autority di Stato, e di incrementare il
traffico merci via mare dirottando, grazie a possibili incentivi
governativi, il traffico autostradale. Nel business del mattone si
gettano, oltre al sempre vigile Ligresti, Tronchetti Provera che,
grazie al piccolo investimento fatto, si mette davanti a tutti, con la
controllata Pirelli Real Estate, sia per le partecipazioni nei progetti
Expo che per una futura vendita del patrimonio immobiliare dello Stato,
e Francesco Bellavista Caltagirone, proprietario di innumerevoli aree,
in attesa del nulla osta per valorizzarle. Outsider, rispetto ai grandi
nomi, è Emilio Riva, ottantenne re dell' acciaio, che si è imbattuto,
nelle ultime settimane, nelle decisioni della Regione Puglia che,
valutate troppo elevate le emissioni di diossina dell' Ilva di Taranto,
ha deliberato che "se non ci saranno investimenti per ridurle non darà
il suo benestare nell' ambito della procedura di autorizzazione
ambientale in corso. La Regione, però, non è vincolante. L'ultima
parola spetta al governo che, tramite il ministro dell' Ambiente
Prestigiacomo, si è premurato, una volta ricevuto il parere favorevole
dell' investimento nella Cai di Riva, di inviare una lettera agli
uffici regionali nella quale contestava la correttezza delle
misurazioni degli inquinanti e, di fatto, risolveva la questione a
favore dell' Ilva.
Questi sono solo alcuni degli inquietanti retroscena della cordata
Alitalia che, grazie all' intermediazione di Intesa San Paolo e,
soprattutto, alla regia di Silvio Berlusconi, ha potuto prendere corpo.
Come si dice in questi casi, gli allievi hanno superato il Maestro!!