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Inchieste
a cura di Marco Residori

"Il bel paese"


2008-08-27
Tanti i connazionali che, così, definivano la loro terra ai loro nuovi connazionali, dopo l' emigrazione. Tanti i cittadini dei paesi investiti dalle ondate di immigrazione che, così, si sono, nel corso degli anni, raffigurati l' Italia.
Questo scambio interculturale ha fatto nascere l'immagine dell' Italia nel mondo, o meglio di una parte di Italia nel mondo, riassumibile in "buona cucina, belle donne e forme di potere parallele allo Stato".

Questo è ciò che avranno pensato anche i commissari Ue dopo aver osservato i dati che indicavano la fine toccata ai loro finanziamenti a fondo perduto: frodi per 34 milioni e 695 mila euro e irregolarità contabili e amministrative per 11 milioni e 547 mila euro, in Sicilia, e frodi per 15 milioni e 744 mila euro e irregolarità varie per 18 milioni e 508 mila euro, in Calabria.  Sono, infatti, Sicilia e Calabria, indicate in gergo come regioni "obiettivo 1", ossia le più inclini al finanziamento per ridurre divari economici sia nazionali che europei, ad aver sperperato i, rispettivi, 8 miliardi e 4 miliardi nel periodo 2000-2006 con un numero superiore alla media italiana di cinque volte. Questi sarebbero dovuti servire come fondi per l'agricoltura, per l'industria, per la pesca, per il sociale, per il lavoro e per la formazione senza l'obbligo di restituire un euro, salvo quelli non impiegati, in quanto catalogati come "a fondo perduto". Questi sono, in realtà, serviti a gonfiare le tasche ai potenti di turno e a bloccare, ancora più di quanto già non fossero, le iniziative economiche di un'area che, al pari delle altre regioni ad "obiettivo 1", Andalusia, Beira e Peloponneso, non riesce a correre come il resto del paese.
Per gli esempi c'è da che sbizzarrirsi. Abbiamo infatti il sindaco di Capo d'Orlando che è stato messo, dai magistrati, alla testa di un'organizzazione che chiedeva, ed otteneva, fondi agricoli Ue di sostegno alla produzione di aranci sulla base di mappe catastali vere e contratti d'affitto fasulli, per far risultare aranceti laddove c'erano altre colture. Abbiamo, poi, un gruppo di trapanesi che, con la complicità di alcuni bresciani che fornivano fatture false, facevano risultare investimenti nella viticoltura mai fatti, scoperti solo perché uno di questi spendeva 30-40 mila euro a settimana, dei fondi Ue, alle slot machine.

Spostandoci un po' più a nord, nella vorace Calabria, troviamo la storia di un consorzio industriale di Cosenza che prometteva 500 posti di lavoro e 18 nuove aziende in cambio di 70 milioni di euro Ue e che, alla fine, è giunto a creare una sola nuova azienda con un decimo dei posti di lavoro. Troviamo, infine, anche il caso di un ex assessore regionale rinviato a giudizio per reati tutti legati all' assalto ai fondi Ue per l'agricoltura e la pesca con un seguito di assunzioni, di favore, a cui erano obbligate le aziende e le cooperative che avevano ricevuto i finanziamenti illegittimi.
Riuscirà il nuovo governo a far terminare questa pratica e a rieducare, i malgoverni, all' impiego sostenibile dei finanziamenti loro erogati? Speriamo che, questa volta, l'idea che baleni loro in mente sia quella di un "ponte sullo Stretto" della legalità e non quella del tanto atteso "Ponte sullo Stretto". Vorrebbe altrimenti dire che la lezione non è stata, ancora una volta, imparata e che, con tanta pace della Ue, le frodi e le irregolarità a carico delle due regioni sarebbero destinate ad aumentare.

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