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Inchieste
a cura di Marco Residori

Mafia & Politica


PARLAMENTO: CANDIDATO FA RIMA CON CONDANNATO
A quasi tre mesi dalle elezioni politiche di aprile, con il governo già prepotentemente avviato al suo "indirizzo programmatico" e con l'opposizione che, a parte qualche sussulto recente, più ombra di così non si può, è ancora possibile trarre un ultimo verdetto dalla schede elettorali: per chi vota la mafia.
Questo secondo alcuni è un dato che può variare gli esiti elettorali in termini del 15-20%, a seconda delle circoscrizioni. Così, non c'è voluto molto affinché, i segretari di partito, decidessero di porre ai posti più alti delle liste elettorali i propri candidati "principe", ossia coloro che erano più capaci ad attirare, in cambio di favori, un più ampio bacino di utenza.
Si comincia dai puritani cattolici che candidano, in ordine, Francesco Saverio Romano, tutt' ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, Calogero Mannino, imputato davanti alla corte d'appello di Palermo, Giusy Savarino, imputata per atti in fase di accertamento per il processo "Alta Mafia" ed infine lui, "o Vasa vasa", Totò Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento mafioso.
Si passa, poi, al Partito delle libertà che, stando ai dati processuali dei suoi candidati, di libertà ne presenta proprio poca. Si contano, infatti, una decina di personaggi che qualche problemino con la legge lo hanno avuto: Pino Firrarello, condannato in primo grado per turbativa d'asta aggravata e ora sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, Antonio D' Alì, ex datore di lavoro del superlatitante Matteo Messina Denaro, Gabriella Giammanco, ex aspirante velina, ma soprattutto nipote di Vincenzo Giammanco, definitivamente condannato come socio e prestanome di Bernardo Provenzano ed, infine, Renato Schifani, attuale Presidente del Senato, socio a lungo, negli anni '80, della Siculabrokers, compagnia in cui figuravano anche Nino Mandalà, futuro boss di Villabate, e Benny d'Agostino, imprenditore legato per sua ammissione al celebre capo di tutti i capi Michele Greco.
Si arriva, infine, al Pd, meno colluso dei due altri partiti, ma pur sempre in rapporti stretti con i padrini. Si rilevano, infatti, tra le sue liste il dalemiano Mirello Crisafulli, filmato mentre discuteva di appalti e favori con il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua e Bartolo Cipriano, ex sindaco e poi consigliere comunale del comune messinese di Terme Vigliatore, sciolto per mafia nel 2005.
E' anche questa la geografia elettorale italiana. Non più solo regioni rosse e regioni bianche ma anche regioni grigie, avvolte, cioè, da quel torpore chiamato voto di scambio; tramite questo è, infatti, possibile, in cambio di un favore elettorale, ricevere dal semplice posto di lavoro ai ben più sostanziosi appalti del settore pubblico.
Quali soluzioni ad un sistema clientelare che prosegue ininterrotto da poco dopo la nascita dell' Italia repubblicana? A chi spettano e chi le deve mettere in praticata?
I politici e gli uomini di Stato, in sessant'anni di Italia repubblicana, non ci sono riusciti, non ci resta altro che sperare in quella che Brecht considerava la soluzione più terribile, perché Sì, Siamo noi la "Sventurata terra che ha bisogno di eroi".
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